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Posts Tagged ‘Rob Portman

Gay Old Party

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Rob Portman ed il suo cambio di posizione sui matrimoni gay E’ il tema del giorno negli Stati Uniti. La sua testimonianza in video, il suo articolo dopo aver scoperto l’omosessualità di uno dei suoi figli. Portman è stato uno dei più stretti collaboratori di Romney nella campagna elettorale.

Written by nomfup

marzo 16, 2013 at 10:57 am

Pubblicato su USA

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Le squadre del duello

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Sebbene il dibattito televisivo sia un duello, le squadre dietro ai due candidati sono essenziali per allenare e preparare i contendenti. Con Obama a Williamsburg c’erano i due David, Axelrod e Plouffe, John Kerry (nella parte di Romney), Ron Klain, Anita Dunn (a lei il ruolo della moderatrice Candy Crowley), Ben Rhodes, lo speechwriter degli affari esteri e Marie Harf, ex-portavoce della CIA. Assieme a Mitt, invece, in Ohio, l’inseparabile Stu Stevens, Bob White, Beth Myers, Eric Fehrnstrom, Peter Flaherty e Rob Portman nella parte di Obama.

Sparring partner

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Saranno Ted Olson e il senatore dell’Ohio Rob Portman a recitare la parte rispettivamente di Joe Biden e Barack Obama nelle simulazioni in vista del dibattito tv per Paul Ryan e Mitt Romney.

Written by nomfup

settembre 16, 2012 at 11:10 am

Sfumature di grigio

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Settimana Veep, quella della scelta del vice-Romney, dicono. Una quindicina di nomi in lizza, short list ridotta a tre-quattro. Con tutte le regole del casting del caso: donna o uomo, vecchio o giovane, raddoppio o spariglio, minoranza o maggioranza. Quattro anni fa portò a Sarah Palin, fallimentare idea geniale. Oggi, e ci si espone, potrebbe andare verso un gioco di squadra Batman e Robin, piuttosto che una esaltazione delle differenze per tenere tutto dentro. Più Paul Ryan, Marco Rubio o Tim Pawlenty (oggi si porta anche molto Rob Portman), insomma. Stay tuned.

Written by nomfup

luglio 19, 2012 at 8:56 am

Accadde domani

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Nuovo leader, John Boehner

Midterm, ha vinto la crisi. Il messaggio alla vituperata Washington è arrivato chiaro e forte: così non va. Certo, doveva essere uno tsunami repubblicano, è stata più che altro una batosta democratica. Con la Camera saldamente in mano al G.O.P. (238 seggi) e il Senato di un soffio alla maggioranza del Presidente (53 seggi).

Amen, Harry Reid

Ma, a fronte di una campagna velenosissima, l’America ha scelto – per lo più – candidati moderati e pragmatici, a destra come a sinistra, scartando gli estremisti che hanno fatto tanto chiacchierare i media (Christine O’Donnell in Delaware, Sharron Angle in Nevada, Carl Paladino a New York, ad esempio).

Rising Star, Marco Rubio

Nell’insalatiera di mezzotermine, certo, c’è un po’ di tutto: stelle nascenti, come i repubblicani Marco Rubio (Senato, Florida) e Nikki Haley (nuova governatrice della South Carolina); vecchie pellacce, come Harry Reid (Senato, Nevada), Jerry Brown (governatore, California) e John McCain (Senato, Arizona); figli di, come Rand Paul (Senato, Kentucky) e Andrew Cuomo (governatore di New York); usati sicuri come Joe Manchin (Senato, West Virginia) e i governatori democratici del Massachusetts, Deval Patrick e del Colorado John Hickenlooper; tea partiers come Kelly Ayotte (Senato, New Hampshire) e Susana Martinez (governatrice del New Mexico) e repubblicani moderati come Rob Portman (Senato, Ohio) e Mark Kirk (Senato, Illinois).

Gavel No More

Ancora più di Barack Obama, la grande sconfitta si chiama Nancy Pelosi, trasformata in campagna elettorale nella icona dell’establishment di Washington. Non sarà più lei la leader della House, cede il “gavel” al repubblicano John Boehner (Ohio), uno dei due grandi vincitori di questo midterm (l’altro è Jim DeMint, il kingmaker di tea partiers come Rubio e Paul).

Jim DeMint, il kingmaker

La mappa dei 50 Stati si è colorata di rosso, la strada dei prossimi due anni per il Presidente si è fatta molto più stretta, con un bel lucchetto repubblicano al Congresso, il change ha travolto gran parte della promessa di Obama nel 2008 (all’appello elettorale, ad esempio, sono mancati i giovani).

La stella di Haley

La spinta del Tea Party c’è stata, eccome; ma ha premiato chi è riuscito a incarnare una speranza, come Rubio e Haley, piuttosto che chi ha agitato la paura, come Angle. Di qui al 2012, sarà ancora una volta the economy, stupid.