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In nome del padre

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Ed Miliband non l’ha preso bene, l’articolo del Daily Mail dedicato al padre Ralph. Dipinto dal tabloid come un marxista che odiava la Gran Bretagna.

Il leader laburista ha preso carta e penna e vergato un intervento che resterà nella storia dei rapporti tra politica e media oltremanica. Perché difficilmente, in precedenza, i leader politici di ogni segno avevano avuto il fegato di mettersi contro Paul Dacre, l’influente direttore del quotidiano.

There was a time when politicians stayed silent if this kind of thing happened, in the hope that it wouldn’t happen again. And fear that if they spoke out, it would make things worse. I will not do that. The stakes are too high for our country for politics to be conducted in this way. We owe it to Britain to have a debate which reflects the values of how we want the country run.

Il Mail non ci sta e ripubblica integrale l’articolo casus belli:

What is blindingly clear from everything he wrote throughout his life is that he had nothing but hatred for the values, traditions and institutions — including our great schools, the Church, the Army and even the Sunday papers — that made Britain the safe and free nation in which he and his family flourished.

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Written by nomfup

ottobre 1, 2013 at 8:23 am

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Il golfino grigio

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Famiglia al seguito, pedana in mezzo al nulla, gente distratta, la zeppola: la lunga marcia di Ed Miliband riparte da Brighton.

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settembre 22, 2013 at 11:49 am

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L’altro Miliband

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Parte per gli Stati Uniti, non prima di concedere al redivivo Andrew Marr un ultimo giro d’onore. Masterpiece.

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luglio 15, 2013 at 3:21 pm

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La benedizione di Tony

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Ed Miliband annuncia il nuovo corso nei rapporti tra il Labour e il sindacato e Tony Blair ne benedice – forse per la prima volta – l’operato.

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luglio 9, 2013 at 8:37 pm

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Clausola 4 per Miliband?

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Se non è il famigerato, e a lungo atteso, momento clausola 4 per Ed Miliband, poco ci manca. Perché il discorso del leader laburista oggi segna un punto di svolta, caricato da una certa enfasi visti i recenti sviluppi a Falkirk. Miliband ha deciso di fare qualche contro con il sindacato, prendendo le distanze dalle adesioni automatiche al partito da parte degli aderenti alle unions.

In altri termini, solo chi lo desidererà espressamente, potrà trasformare la propria militanza sindacale in sostegno e tesseramento per il Labour. Una mossa che avrà bisogno di diversi passaggi e decisioni interne al partito, ma che potenzialmente segna un momento storico, paragonato dai media alla riforma voluta da John Smith, il “one member, one vote” che pose fine ad un’epoca dei rapporti tra Labour e sindacato.

Il secondo punto importante che Miliband segna riguarda le primarie. Con consultazioni tra iscritti ed elettori registrati per scegliere candidati sindaci (Londra, ad esempio) e parlamentari, sul modello  – scrive qualcuno – delle primarie francesi. Più alcuni altri ritocchi. Se non è una rivoluzione, poco ci manca.

Il fatto è che la storia di Falkirk era finita fuori controllo, e c’era bisogno di un crisis management radicale. A meno che non si pensi che dall’inizio il leader laburista abbia pensato di utilizzare la grana scozzese come pretesto per regolare una volta per tutti, agli occhi dell’elettorato indipendente e indeciso, il tema del rapporto con le unions. Certo è che, se passasse la linea dell’opt in, e cioé della libera scelta dei militanti del sindacato se aderire o meno al partito, per le casse laburiste potrebbe essere un durissimo colpo.

Written by nomfup

luglio 9, 2013 at 1:07 am

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Watson lascia su Falkirk

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Con una lettera appuntita e spiritosa, Tom Watson si è dimesso da responsabile elettorale del Labour di Ed Miliband.

Sullo sfondo le polemiche degli ultimi giorni per il ruolo avuto nella vicenda di Falkirk, con il processo di selezione dei candidati congelato dal quartier generale laburista e le accuse al sindacato di influenzare a colpi di tessere il voto.

Sul punto del rapporto su Falkirk che il Labour sta tenendo riservato, Watson non le manda a dire:

I believe that the report should be published – in full – and the whole truth told as soon as possible so that the record can be made clear. I’ve still not seen the report but believe there are an awful lot of spurious suppositions being written.

Un passo indietro, dunque, e un consiglio finale al leader (che ha risposto, accettando le dimissioni):

John Humphrys asked me why you were not at Glastonbury this weekend. I said Labour leaders can’t be seen standing in muddy fields listening to bands. And then I thought how terribly sad that this is true. So: be that great Labour leader that you can be, but try to have a real life too. And if you want to see an awesome band, I recommend Drenge.

Written by nomfup

luglio 4, 2013 at 6:36 pm

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La battaglia di Falkirk

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C’è una battaglia in corso per il futuro del Labour e della leadership di Ed Miliband, e si combatte a Falkirk. Dove il seggio lasciato vacante da Eric Joyce (un tipo fumino che si è trovato coinvolto in una specie di rissa a Westminster) è al centro di una controversia durissima tra le due anime del partito.

Quali? Ma le solite, ovviamente. Da una parte, quella più di sinistra, di rito sindacale, che amerebbe imporre la propria candidata, Karie Murphy, grazie all’aiutino di Unite, il sindacato primo finanziatore del Labour. Dall’altra, l’anima blairiana che, con Peter Mandelson, ha preso carta e penna e denunciato alla rivista “modernizzatrice”, Progress, per chiedere che non ci siano più Falkirk.

L’accusa al sindacato riguarda l’elettorato del processo di selezione del candidato che sarebbe stato gonfiato, con persone che si sarebbero trovate iscritte al partito a loro insaputa, grazie soltanto alla loro adesione a Unite. Insomma, una sorta di doping elettorale per favorire Murphy. Accuse che sono state respinte al mittente, sdegnato, dal segretario Len McCluskie, che ha minacciato le vie legali.

Ma abbastanza perché il partito congelasse la scelta del candidato di Falkirk, sulla base di un rapporto interno, non ancora reso pubblico, come lamenta il sindacato: “Ci troviamo ad essere colpevoli – ha spiegato la responsabile politica di Unite, Jennie Formby – prima ancora di avere ascoltato le accuse”.

E McCluskie ci è andato giù ancora più duro, denunciando le manovre per deragliare l’elezione di Murphy, a vantaggio magari di qualche “special adviser” educato a Oxbridge.

Sul piatto l’influenza del sindacato sulle scelte del partito, la presa del primo dei suoi finanziatori sulla formazione della squadra parlamentare e della classe dirigente laburista. E nel mirino dei blairiani c’è finito anche Tom Watson, il responsabile elettorale scelto da Miliband, un brownite di ferro, che conosce personalmente Murphy che è stata in passato una sua collaboratrice molto stretta. Il ruolo di Watson, che si è distinto nella battaglia contro Murdoch, è messo in discussione, e chissà che dietro lo scontro che divide la rosa del Labour non ci sia anche questa partita.

Ad avvelenare ulteriormente il quadro c’è il fatto che uno degli avversari della favorita a Falkirk sia Gregor Poynton, un modernizzatore blairiano che lavora per Blue State Digital, l’agenzia digitale che ha disegnato la strategia delle campagne 2008 e 2012 di Barack Obama. Miliband ha chiamato BSD dentro il quartier generale laburista, nominando Matthew McGregor – già a capo della risposta rapida della campagna di Obama – a sovrintendere alla parte social  e digitale del partito. E il Daily Mail ha parlato di pressioni esercitate su Poynton e Blue State Digital, come a dire che la collaborazione della agenzia con il Labour fosse in qualche modo condizionata all’esito della corsa di Falkirk.

Veleni, già. E molto spin, come ai vecchi tempi di Blair e Brown. Ma il profilo della leadership di Ed, più legato alla cordata sindacale che lo ha fatto vincere sul fratello David o più libero di correre al centro, si gioca nella Forth Valley. E non è peregrino pensare che sia stato lo stesso Miliband a drammatizzare la situazione per mostrarsi più autonomo dal grip di Unite (o è solo poliziotto buono-poliziotto cattivo?)

Written by nomfup

luglio 2, 2013 at 7:54 am