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Il tour europeo di Cameron, Italia esclusa
Il tour europeo di David Cameron lo porterà in Germania, Francia e Spagna. Niente Italia. Alla quale è riservata soltanto una intervista, per carità assai significativa, sul Sole 24 Ore di oggi (assieme ad altre quattro testate europee). Vedrà Merkel, Rajoy e Hollande, cercherà di spiegare la sua (insostenibile) posizione sull’Europa. Tornano i tempi dei direttori europei che ci escludevano? Rifletterci su.
Dentro o fuori

Dentro o fuori: questa la mossa che David Cameron annuncia stamattina. Un referendum entro il 2017 sulla posizione della Gran Bretagna in Europa. Posizione che avrà enormi conseguenze dal punto di vista elettorale, e che provvederà ad animare il dibattito politico nei mesi che verranno. Su questa scelta fondamentale si giocheranno le prossime elezioni, e buona parte del disegno europeo nei prossimi anni.
Update:
Qui il testo integrale del discorso.
Goodbye Bruxelles
Il punto della bruciante sconfitta parlamentare di David Cameron sul bilancio UE – al netto della mancanza di leadership mostrata e di un cinico pizzico di gioco delle parti – è che ora l’intera scena politica britannica sarà condizionata, e pesantemente, dall’euroscetticismo. Non è una novità, certo. Ma, negli ultimi anni, almeno nel dibattito interno, si era trovato un equilibrio instabile. Ecco, ora, dopo alcune prove tecniche, quel perimetro non tiene più. A destra come a sinistra (e questo, forse, è ancora più preoccupante).
Ne abbiamo davvero bisogno
Forza Spagna, forza Europa e forza … vabbé, avete capito.
Nikochi?
Uno di quei momenti da eurodeliri: l’alto rappresentante per gli affari esteri dell’Unione, la baronessa Catherine Ashton, riceve in fretta e furia il presidente serbo Tomislav Nikolic. Però, come mostra il video, non sa neanche che faccia abbia e chiede al suo collaboratore Robert Cooper di aiutarla nel riconoscimento (ma anche il diplomatico sembra non avere la più pallida idea di chi sia). Stacco. Dopo poco, escono Nikolic e la baronessa per la consueta stretta di mano davanti alle bandiere. Esilarante.
Quale allegria

Che ci faccio io qui?

Fai da bravo, mi raccomando

Mi scappa da ridere

Così è se vi pare

Mamma mia, che impressione
No, non sono immagini dal vertice europeo sul fondo salva-Stati (foto tratte da Zimbio)
Neurozona
La rottura c’è stata, e forte. Germania e Francia da una parte, la Gran Bretagna dall’altra. Divise sul punto cruciale dei servizi finanziari, il che restituisce la misura del’accordo trovato. Si procede a 23, con la Svezia in stand-by (e conoscendo il premier Reinfeldt e il suo ministro delle finanze non la daremmo per acquisita alla causa di Merkozy). Angela mostra leadership e senso di responsabilità, Sarkozy al solito nasconde la debolezza francese sotto al petto gonfiato nei confronti della perfida Albione.
Ma è David Cameron l’oggetto misterioso di questo vertice: con la sua posizione si ritrova ormai isolato in Europa, con la sola Ungheria al fianco, chiuso nella Torre di Londra a fare il Santo Patrono della City. Ma se se la gioca bene può trasformare questa lunga notte nella sua assicurazione sulla vita a Downing street. Le insidie per lui ora si chiamano Nick Clegg e la tenuta della coalizione, da una parte, e gli euroscettici di casa sua, quando capiranno che il Regno Unito sulle decisioni che impattano sulla vita quotidiana degli inglesi non avrà più tanto titolo da far valere. Il premier britannico ha scelto “Right or Wrong my Party”, buona fortuna. E l’Italia? Non aveva troppa scelta, se non quella di ripararsi sotto il nuovo Muro di Berlino. Tutto risolto, insomma? Macché. Purtroppo, non è che l’inizio, le borse riaprono ogni mattina. Angela e Nicolas si sono portati via il pallone, ma la partita rischiano di non giocarla più neanche loro, perché le chiavi del campo sono rimaste a Londra. Già, e che dirà l’amico americano dell’accordo (non) trovato? Quante domande …
