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Nevada
Visto che oggi si vota in Nevada per i caucus repubblicani, noi ci portiamo avanti con il lavoro, riproponendo il discorso vittorioso di Mitt Romney esattamente 4 anni fa. Sempre in Nevada, eh.
Mitt depressed
E’ finita che ha vinto Mitt Romney per un pugno di voti, ma i riflettori nazionali in Iowa se li è guadagnati, come già nel 2008 quando vinse a sorpresa Huckabee, l’outsider in gilet, Rick Santorum. A spoglio ormai finito, il distacco tra l’ex-governatore del Massachusetts e il paladino della destra social conservative (che ha speso un infinitesimo rispetto al mormone) sporge di poco dal palmo di una mano (ma il numero di delegati è in pareggio, 11 a 11, ricorsi a parte).
Deludente, a questo punto, il 21 e passa per cento di Ron Paul che annunciava sfracelli, e invece era in frenata ormai da giorni, come riportavano puntualmente i sondaggi. I quali sulla carta davano Romney, ma non avevano fatto i conti con l’I Factor, il fattore Iowa, l’estrema imponderabilità di questo fortino elettorale che ancora una volta si è guadagnato l’attenzione di tutta l’America, missione compiuta anche con un risultato too close too call. Newt Gingrich, secondo le stime, quarto staccato al 13 per cento, spazzati via Rick Perry e soprattutto Michelle Bachmann che, in teoria, giocava in casa e pochi mesi fa si era aggiudicata lo straw poll di Ames, da queste parti tenuto in considerazione come la Pizia.
Adesso ultimi conteggi da fissione dell’atomo, poi quando si risveglieranno i pundit tutti ad esaltare l’italiano Santorum e ad analizzare perché ogni volta che corre (e vince) Romney puntualmente delude, e poco importa che oggi porta a casa l’endorsement di John McCain. La verità è che i repubblicani oggi non sono uno, ma due partiti, spaccati a metà: da una parte quel pezzo di Right Nation che piange ancora la “grande tenda” del bushismo e che oggi viene dipinta come l’establishment, e dall’altra le grassroots del Tea Party, voto indipendente, libertario e bacchettone insieme, un po’ mattocchio che ha allevato in questi anni di Obama personaggi come Sarah Palin. Sui media americani ci sarà da fare un discorso, ma crediamo che lo farà meglio di Nomfup Andrea Salvadore. Il nostro ringraziamento per il coverage italiano senza tregua al blogfather Christian Rocca, Marcello Campo, Andrea Marinelli, Mario Platero, Liliana Faccioli Pintozzi e a quel laser di Francesco Costa. Ora si va in New Hampshire, si riparte.
A destra dell’Iowa
Nella concitazione che porta al nome del vincitore in Iowa, prendersi due minuti di tempo per chiedersi what’s at stake. Ottimo tutorial.
Paulitician
C’è tutto il messaggio di Ron Paul in questo late spot per l’Iowa. Insidioso.
Una Des Moines
L’unica iowan del mazzo repubblicano prova il tutto per tutto, giocando sull’etichetta di Lady di Ferro di thatcheriana memoria. Lo spot finale prima dei caucus.
Di tutto un Paul
Ognuno si scegli il suo avversario in vista dei caucus in Iowa e delle primarie in New Hampshire. Per Perry è Santorum, per Huntsman è Ron Paul, libertario con un forte appeal su indipendenti ed elettorato giovane e antisistema.
