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Uno sguardo dal ponte
Sì, sta arrivando il Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia.
A Perugia
E’ uscita la lista dei partecipanti – sono solo i primi 100 – al Festival Internazionale di giornalismo di Perugia, creatura di Arianna Ciccone e Chris Potter. Dal 24 al 28 aprile. Tanta roba.
Spin Ambulance
Dal genio creativo di Arianna Ciccone e Simone Spetia arriva Spin Ambulance, un tumblr con tutto il peggio (?) della comunicazione politica online.
Non rassegnati
Magari non interessa proprio tutti, magari solo una ristretta platea di addetti ai lavori – giornalisti in primis, ma anche blogger, e come si dice con un neologismo palloccoloso “operatori dell’informazione” (addetti stampa ecc).
Magari, invece, riguarda tutti, ma proprio tutti i cittadini, il diritto ad una informazione più aperta, diffusa, trasparente, tanto più in relazione con le Istituzioni con la i maiuscola (che già non se la passano benissimo).
Ora, Camera e Senato hanno raggiunto un accordo con la Fieg.
Che, in sostanza, non consentirà più a tutti di usufruire del servizio di rassegna stampa quotidiana online. Da comunicato, “dal prossimo anno le rassegne stampa di Camera e Senato saranno disponibili sul sito intranet per le esigenze informative dei parlamentari e di altre categorie di soggetti istituzionali a ciò autorizzate”.
Spiega bene Linkiesta come stanno le cose: la rivendicazione della Fieg, l’adeguamento di alcuni siti istituzionali del governo, l’impegno preso da Gianfranco Fini, l’accordo trovato. Che divide, e molto, proprio i giornalisti.
Spaccati tra chi ritiene questo un colpo alla circolazione dell’informazione in rete (senza un vero contraltare in termine di vantaggi economici per le testate e gli autori degli articoli). E chi, invece, saluta come benvenuta l’era in cui accedere ai contenuti dei giornali non è più automaticamente “a gratis”: pagando anche un piccolo fee di ingresso si rende giustizia al lavoro di chi l’informazione la fa.
Noi, a pelle, stiamo con i primi. Ma abbiamo chiesto ad alcune firme – ora mi uccidono – di spiegare meglio perché sì o perché no.
Abbiamo chiesto:
1) Perché le rassegne stampa devono essere accessibili a tutti/accessibili solo agli abbonati?
2) Quali sono le ricadute positive/negative per i giornalisti e, più in generale, per i cittadini di accordi come quello trovato da Camera e Senato con la Fieg?
Hanno risposto Arianna Ciccone (fondatrice del Festival Internazionale del Giornalismo ed animatrice di Valigia Blu), Michele Masneri (Rivista Studio, Il Foglio), Giuseppe Smorto (Condirettore di Repubblica.it) e Fabrizio Forquet (Vicedirettore del Sole 24 Ore).
Arianna Ciccone
1) Per me il servizio deve essere accessibile a tutti, non può essere privilegio dei parlamentari con accesso con password gratuita. Se poi il servizio deve essere a pagamento OK, ma devono pagare tutti, pure loro.
2) La Fieg, a mio avviso, ha portato avanti una questione di principio e ha fatto bene. Lo sanno gli editori, lo sappiamo tutti che di certo non ferma l’emorragia verso i giornali, i media mainstream. Ma, ripeto, è una questione di principio, giustamente. E allora io, da cittadina, ne faccio una questione di principio: quanto costa complessivamente (non solo l’acquisto degli abbonamenti, ma tutto il servizio, anche di scansione e l’inserimento nel database, ecc.) alla Camera e al Senato questo servizio? Per quale motivo dobbiamo farci carico (per l’ennesima volta) noi cittadini di un costo a favore dei politici? Insomma, i cittadini si fanno carico di un servizio che è gratis per i parlamentari e che loro non ricevono per niente. Poi stiamo parlando di un privilegio che riguarda l’accesso all’informazione, e allora io impazzisco. Sarò populista, ma con lo stipendio che prendono i parlamentari non possono comprarsi i giornali, mettendo mano al portafogli? Dice: è uno strumento di lavoro. Bene. E allora i partiti, con tutti i soldi pubblici che prendono, possono provvedere anche a fornire ai loro parlamentari questo strumento di lavoro. Dice: ma equivale alla vecchia mazzetta di giornali, perché si pone adesso la questione? 1) E quindi? 2) Perché la questione è diventata pubblica ora, con la polemica intorno alla rassegna della Camera. E quindi, io ne prendo atto e ne discuto. E a chi mi dice “fra i tanti privilegi questo è quello meno costoso”, io rispondo no. Perché, ripeto, indipendentemente dai costi (e mi piacerebbe sapere a quanto ammonta complessivamente il tutto) stiamo parlando, appunto, di accesso all’informazione. Insopportabile, a livello simbolico; è un privilegio a mio avviso tra i più insopportabili. Sarà gratis per i parlamentari? Bene, deve essere gratis anche per i cittadini.
Michele Masneri
1) Devono essere accessibili a tutti perché il contrario mi sembra antistorico. Nell’era della condivisione, della perdita d’importanza dei supporti, in cui ognuno tende a crearsi un suo proprio palinsesto di notizie, “chiudere” una fonte non ha senso, anche perché poi come regolarsi con altri tipi di rassegne? Quelle lette alla radio/visualizzate in televisione? Oscurate? In generale direi che le rassegne devono essere aperte anche perché costituiscono una sorta di “promo” per i giornali, di vetrina. Possono solo invogliare la gente a comprarseli, poi, i quotidiani (se questi sono appetibili, ovviamente, ma questo è un altro discorso. Il vero discorso).
Se il problema poi sono i ricavi degli editori, si potrebbe piuttosto pensare a un sistema di paywall come quello di tanti quotidiani, come il Financial Times; con un numero di ingressi gratuiti al mese, oltre il quale poi paghi. Registrandosi al sito, inoltre, per ottenere gli ingressi gratis, si potrebbero creare dinamiche “social”, volendo. Nel caso in questione, poteva essere interessante, in un momento di così bassa affezione del cittadino e le istituzioni della politica, migliorare la rassegna stampa, invece di chiuderla, visto che anche un media frequentato da cittadini non per forza professionisti dell’informazione (penso per esempio agli studenti). Invece il segnale di chiusura lo trovo pessimo e metaforico di due mondi, quello della politica e quello della carta stampata, che si arroccano per non mettersi seriamente in discussione.
2) Direi che per i giornalisti si tratta di un’ulteriore sottolineatura di un dualismo ormai insopportabile tra una minoranza – per quanto pericolante e con vita breve – di professionisti (iper) tutelati, in questo caso con mazzetta di quotidiani sulla scrivania, e lo stuolo di freelance che pagano in proprio (affitti, bollette, inpgi) e che d’ora in poi dovranno – nelle intenzioni Fieg – sostenere forse anche i decotti fatturati delle stesse aziende editoriali che non li assumono. Forse si ritiene che chi utilizzava quotidianamente il sito rassegna.camera.it come primario strumento di lavoro adesso correrà in edicola acquistando ricche mazzette in proprio. Come business plan lo vedo fantasioso. Più seriamente, e lungi dal fare una guerra tra poveri e futuri poveri, dal punto di vista pratico credo che il nuovo corso renderà solo le cose più difficili: ci toccherà farci mandare (più spesso di come già accade oggi) i pdf dai caporedattori. Ma è un passaggio a cui eravamo stati preparati dalle rassegne del ministero dell’Economia: che a ritmi alterni venivano aperte e poi chiuse, con grandi sturbi e forse a seconda dei titolari di via Venti Settembre (rassegne peraltro ottime, e migliori di quelle di Camera e Senato, diciamocelo).
Giuseppe Smorto
1) Perché sono un prodotto editoriale, a riproduzione riservata, il frutto del lavoro di un giornalista, di un investimento aziendale. In tempo di crisi di giornali e di sfoltimento delle redazioni, ritengo necessaria la protezione dei contenuti, perché non passi l’idea che l’informazione è gratis.
2) Posso capire che la rassegna stampa sia un servizio utile per il giornalista, e mi dispiace per tutti quelli che non potranno usufruirne. Del resto, non capisco perché debba essere gratis o a portata di tweet la parte migliore e più esclusiva del giornale di carta che costa ancora – e spero ancora per molto – 1,20 euro.
Il cittadino ha a disposizione già gratis siti di informazione molto completi e aggiornati e, nel caso di Repubblica.it, aperti 24 ore.
Fabrizio Forquet
1) Rassegne solo agli abbonati perché va difeso il diritto d’autore. Esattamente come per la musica. Se non difendiamo il diritto d’autore avremo peggiore musica, peggiore cinema, peggiore informazione, peggiori opinioni pubbliche, peggiori democrazie.
2) Il problema della rassegna della Camera è evidentemente una goccia nel mare. Ma va visto nell’ambito di un’azione più generale di difesa del diritto d’autore che gli editori stanno finalmente facendo in tutta Europa. Produrre informazione di qualità costa e quei costi vanno coperti. Altrimenti – ed è quello che stiamo già vivendo – il livello dell’informazione peggiorerà, il giornalismo diventerà sempre di più un mestiere di risulta e avranno sempre più spazio populisti e demagoghi. D’altra parte l’illusione del tutto gratis, tanto poi ci pensa la pubblicità, è stata abbandonata ormai ovunque.
Nel frattempo, si potrebbero trovare soluzioni intermedie, quantomeno per i famosi “operatori dell’informazione” di cui sopra. Cristina Cucciniello dell’Espresso, ad esempio, avanza la proposta di un accesso open a Ecostampa o ad un altro servizio di rassegna stampa professionale, messo a disposizione da qualcuno, una associazione o altra Istituzione, per i colleghi che, con il sipario sui ritagli di Camera e Senato, si troveranno di qui a qualche settimana in difficoltà quanto al reperimento di articoli, inchieste e servizi:
Un modello virtuoso – scrive Cucciniello – di trasparenza e integrazione fra il Parlamento e i cittadini – anche sul piano della condivisione dell’informazione – esiste già, in Europa, presso il Parlamento Europeo. Bruxelles e Strasburgo consentono l’accesso alle plenarie ed a qualunque altro evento tanto agli “operatori dell’informazione” – siano essi giornalisti iscritti agli ordini professionali e/o alle associazioni di categoria, o meno – quanto ai cittadini. Inoltre, è possibile – per ogni cittadino Eu – accedere ad una apposita sala con connessione internet che, di fatto, è anche una sorta di sala stampa. Il concetto base è che il Parlamento è la “casa” di ogni cittadino, sicché ogni restrizione, ogni privilegio, ogni discriminazione, non ha senso. Quel modello può essere una direzione da seguire, in modo da consentire tanto ai cittadini, quanto agli addetti ai lavori, di accedere al flusso di informazioni che riguarda i lavori parlamentari. Questo può essere ottenuto senza ledere il diritto di chi fa informazione a veder pagata la qualità del prodotto realizzato: una rassegna aperta ad un’ora tarda – dopo le 14.00 – consente ai cittadini di visionare quei prodotti, magari invogliandone l’acquisto, ad un orario non più concorrenziale per l’acquisto in edicola. Per quel che riguarda gli “operatori dell’informazione” non tutelati da redazione o associazioni di categoria che già offrono questo preciso servizio, si può pensare alla condivisione del servizio stesso e dei costi: cioè ad una sorta di sala stampa virtuale, in attesa di creare – magari! – una sala stampa “vera”, anche per freelance e blogger. La vicenda delle rassegne stampa è solo un aspetto dei vincoli che tanto i cittadini quanto chi fa informazione incontrano nell’accesso alle attività delle Camere e nell’accesso fisico alle Camere stesse. Non possiamo aspettarci un accesso libero alla cronaca parlamentare, se la visione dell’attività parlamentare stessa è sottoposta a rigidi vincoli.
Magari non funziona, magari lede vincoli e clausole contrattuali, non so. Ma si potrebbe partire da qui, almeno per ragionarci su. Perché dietro a questa querelle commerciale, ci sta, invece, uno scontro fondamentale che è quello dell’accesso e dell’informazione che sta cambiando, e velocemente, al ritmo della Rete.
Corso Vannucci

Da Journalism Fest
Cartoline da Perugia. Il sorriso e gli abbracci di Arianna Ciccone e Chris Potter. Il cordone di amicizia e fratellanza steso da Stefano e Raffaella. I tanti amici incontrati, sfiorati, mancati lungo Corso Vannucci. Andy Carvin, il suo keynote speech, e la presenza al nostro panel ad ascoltare Marina Petrillo e Claudia Vago (che intanto se ne è partita per Chicago), il prof Augusto Valeriani e Bilal, serissimo. Tutti coloro che hanno avuto la pazienza e la curiosità. Luca Falcone, che è un ragazzo speciale, e avercene. Europa, sempre e comunque. La pattuglia del Post, a cominciare dal direttore, Luca Sofri, e dai suoi moschettieri, Francesco Costa ed Emanuele Menietti in testa. Federico Mello e Federico Sarica, loro sanno perché. Tutti i volontari che hanno reso il Festival un successo senza precedenti. La paura, enorme, per un mestiere che rischia di scomparire, come nella valle dei dinosauri, per poi rinascere, chissà. Il maestro, che ha sempre ragione. I miei.
A Perugia
Apre oggi il Festival del Giornalismo di Perugia, un evento sempre più importante, anno dopo anno. Per presenze, partecipazione, entusiasmo, passione. E per l’abbraccio che tutti porteranno con sé per Arianna Ciccone, fondatrice del Festival, colpita da un lutto assurdo. Per cinque giorni l’informazione, non solo quella italiana, passa da Perugia. Una anticipazione nell’intervista con Europa di Garrett Goodman, il coordinatore internazionale di Citizenside.
Sul pratone
Aspettando Pontida, i prequel migliori lo fanno i ragazzi di Spinning Politics, gli inviati de Linkiesta e il livetweeting di Arianna Ciccone con la sua Valigia Blu.
